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 INFERNO CANTO 10

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MessaggioTitolo: INFERNO CANTO 10   Dom Feb 08, 2009 12:50 am

10. 1 Ora sen va per un secreto calle,
10. 2 tra 'l muro de la terra e li martìri,
10. 3 lo mio maestro, e io dopo le spalle.

10. 4 «O virtù somma, che per li empi giri
10. 5 mi volvi», cominciai, «com'a te piace,
10. 6 parlami, e sodisfammi a' miei disiri.

10. 7 La gente che per li sepolcri giace
10. 8 potrebbesi veder? già son levati
10. 9 tutt'i coperchi, e nessun guardia face».

10. 10 E quelli a me: «Tutti saran serrati
10. 11 quando di Iosafàt qui torneranno
10. 12 coi corpi che là sù hanno lasciati.

10. 13 Suo cimitero da questa parte hanno
10. 14 con Epicuro tutti suoi seguaci,
10. 15 che l'anima col corpo morta fanno.

10. 16 Però a la dimanda che mi faci
10. 17 quinc'entro satisfatto sarà tosto,
10. 18 e al disio ancor che tu mi taci».

10. 19 E io: «Buon duca, non tegno riposto
10. 20 a te mio cuor se non per dicer poco,
10. 21 e tu m'hai non pur mo a ciò disposto».

10. 22 «O Tosco che per la città del foco
10. 23 vivo ten vai così parlando onesto,
10. 24 piacciati di restare in questo loco.

10. 25 La tua loquela ti fa manifesto
10. 26 di quella nobil patria natio
10. 27 a la qual forse fui troppo molesto».

10. 28 Subitamente questo suono uscìo
10. 29 d'una de l'arche; però m'accostai,
10. 30 temendo, un poco più al duca mio.

10. 31 Ed el mi disse: «Volgiti! Che fai?
10. 32 Vedi là Farinata che s'è dritto:
10. 33 da la cintola in sù tutto 'l vedrai».

10. 34 Io avea già il mio viso nel suo fitto;
10. 35 ed el s'ergea col petto e con la fronte
10. 36 com'avesse l'inferno a gran dispitto.

10. 37 E l'animose man del duca e pronte
10. 38 mi pinser tra le sepulture a lui,
10. 39 dicendo: «Le parole tue sien conte».

10. 40 Com'io al piè de la sua tomba fui,
10. 41 guardommi un poco, e poi, quasi sdegnoso,
10. 42 mi dimandò: «Chi fuor li maggior tui?».

10. 43 Io ch'era d'ubidir disideroso,
10. 44 non gliel celai, ma tutto gliel'apersi;
10. 45 ond'ei levò le ciglia un poco in suso;

10. 46 poi disse: «Fieramente furo avversi
10. 47 a me e a miei primi e a mia parte,
10. 48 sì che per due fiate li dispersi».

10. 49 «S'ei fur cacciati, ei tornar d'ogne parte»,
10. 50 rispuos'io lui, «l'una e l'altra fiata;
10. 51 ma i vostri non appreser ben quell'arte».

10. 52 Allor surse a la vista scoperchiata
10. 53 un'ombra, lungo questa, infino al mento:
10. 54 credo che s'era in ginocchie levata.

10. 55 Dintorno mi guardò, come talento
10. 56 avesse di veder s'altri era meco;
10. 57 e poi che 'l sospecciar fu tutto spento,

10. 58 piangendo disse: «Se per questo cieco
10. 59 carcere vai per altezza d'ingegno,
10. 60 mio figlio ov'è? e perché non è teco?».

10. 61 E io a lui: «Da me stesso non vegno:
10. 62 colui ch'attende là, per qui mi mena
10. 63 forse cui Guido vostro ebbe a disdegno».

10. 64 Le sue parole e 'l modo de la pena
10. 65 m'avean di costui già letto il nome;
10. 66 però fu la risposta così piena.

10. 67 Di subito drizzato gridò: «Come?
10. 68 dicesti "elli ebbe"? non viv'elli ancora?
10. 69 non fiere li occhi suoi lo dolce lume?».

10. 70 Quando s'accorse d'alcuna dimora
10. 71 ch'io facea dinanzi a la risposta,
10. 72 supin ricadde e più non parve fora.

10. 73 Ma quell'altro magnanimo, a cui posta
10. 74 restato m'era, non mutò aspetto,
10. 75 né mosse collo, né piegò sua costa:

10. 76 e sé continuando al primo detto,
10. 77 «S'elli han quell'arte», disse, «male appresa,
10. 78 ciò mi tormenta più che questo letto.

10. 79 Ma non cinquanta volte fia raccesa
10. 80 la faccia de la donna che qui regge,
10. 81 che tu saprai quanto quell'arte pesa.

10. 82 E se tu mai nel dolce mondo regge,
10. 83 dimmi: perché quel popolo è sì empio
10. 84 incontr'a' miei in ciascuna sua legge?».

10. 85 Ond'io a lui: «Lo strazio e 'l grande scempio
10. 86 che fece l'Arbia colorata in rosso,
10. 87 tal orazion fa far nel nostro tempio».

10. 88 Poi ch'ebbe sospirando il capo mosso,
10. 89 «A ciò non fu' io sol», disse, «né certo
10. 90 sanza cagion con li altri sarei mosso.

10. 91 Ma fu' io solo, là dove sofferto
10. 92 fu per ciascun di tòrre via Fiorenza,
10. 93 colui che la difesi a viso aperto».

10. 94 «Deh, se riposi mai vostra semenza»,
10. 95 prega' io lui, «solvetemi quel nodo
10. 96 che qui ha 'nviluppata mia sentenza.

10. 97 El par che voi veggiate, se ben odo,
10. 98 dinanzi quel che 'l tempo seco adduce,
10. 99 e nel presente tenete altro modo».

10.100 «Noi veggiam, come quei c'ha mala luce,
10.101 le cose», disse, «che ne son lontano;
10.102 cotanto ancor ne splende il sommo duce.

10.103 Quando s'appressano o son, tutto è vano
10.104 nostro intelletto; e s'altri non ci apporta,
10.105 nulla sapem di vostro stato umano.

10.106 Però comprender puoi che tutta morta
10.107 fia nostra conoscenza da quel punto
10.108 che del futuro fia chiusa la porta».

10.109 Allor, come di mia colpa compunto,
10.110 dissi: «Or direte dunque a quel caduto
10.111 che 'l suo nato è co'vivi ancor congiunto;

10.112 e s'i' fui, dianzi, a la risposta muto,
10.113 fate i saper che 'l fei perché pensava
10.114 già ne l'error che m'avete soluto».

10.115 E già 'l maestro mio mi richiamava;
10.116 per ch'i' pregai lo spirto più avaccio
10.117 che mi dicesse chi con lu' istava.

10.118 Dissemi: «Qui con più di mille giaccio:
10.119 qua dentro è 'l secondo Federico,
10.120 e 'l Cardinale; e de li altri mi taccio».

10.121 Indi s'ascose; e io inver' l'antico
10.122 poeta volsi i passi, ripensando
10.123 a quel parlar che mi parea nemico.

10.124 Elli si mosse; e poi, così andando,
10.125 mi disse: «Perché se' tu sì smarrito?».
10.126 E io li sodisfeci al suo dimando.

10.127 «La mente tua conservi quel ch'udito
10.128 hai contra te», mi comandò quel saggio.
10.129 «E ora attendi qui», e drizzò 'l dito:

10.130 «quando sarai dinanzi al dolce raggio
10.131 di quella il cui bell'occhio tutto vede,
10.132 da lei saprai di tua vita il viaggio».

10.133 Appresso mosse a man sinistra il piede:
10.134 lasciammo il muro e gimmo inver' lo mezzo
10.135 per un sentier ch'a una valle fiede,
10.136 che 'nfin là sù facea spiacer suo lezzo.
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