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 PURGATORIO CANTO 31

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MessaggioTitolo: PURGATORIO CANTO 31   Dom Feb 08, 2009 1:04 am

31. 1 «O tu che se' di là dal fiume sacro»,
31. 2 volgendo suo parlare a me per punta,
31. 3 che pur per taglio m'era paruto acro,

31. 4 ricominciò, seguendo sanza cunta,
31. 5 «dì, dì se questo è vero: a tanta accusa
31. 6 tua confession conviene esser congiunta».

31. 7 Era la mia virtù tanto confusa,
31. 8 che la voce si mosse, e pria si spense
31. 9 che da li organi suoi fosse dischiusa.

31. 10 Poco sofferse; poi disse: «Che pense?
31. 11 Rispondi a me; ché le memorie triste
31. 12 in te non sono ancor da l'acqua offense».

31. 13 Confusione e paura insieme miste
31. 14 mi pinsero un tal «sì» fuor de la bocca,
31. 15 al quale intender fuor mestier le viste.

31. 16 Come balestro frange, quando scocca
31. 17 da troppa tesa la sua corda e l'arco,
31. 18 e con men foga l'asta il segno tocca,

31. 19 sì scoppia' io sottesso grave carco,
31. 20 fuori sgorgando lagrime e sospiri,
31. 21 e la voce allentò per lo suo varco.

31. 22 Ond'ella a me: «Per entro i mie' disiri,
31. 23 che ti menavano ad amar lo bene
31. 24 di là dal qual non è a che s'aspiri,

31. 25 quai fossi attraversati o quai catene
31. 26 trovasti, per che del passare innanzi
31. 27 dovessiti così spogliar la spene?

31. 28 E quali agevolezze o quali avanzi
31. 29 ne la fronte de li altri si mostraro,
31. 30 per che dovessi lor passeggiare anzi?».

31. 31 Dopo la tratta d'un sospiro amaro,
31. 32 a pena ebbi la voce che rispuose,
31. 33 e le labbra a fatica la formaro.

31. 34 Piangendo dissi: «Le presenti cose
31. 35 col falso lor piacer volser miei passi,
31. 36 tosto che 'l vostro viso si nascose».

31. 37 Ed ella: «Se tacessi o se negassi
31. 38 ciò che confessi, non fora men nota
31. 39 la colpa tua: da tal giudice sassi!

31. 40 Ma quando scoppia de la propria gota
31. 41 l'accusa del peccato, in nostra corte
31. 42 rivolge sé contra 'l taglio la rota.

31. 43 Tuttavia, perché mo vergogna porte
31. 44 del tuo errore, e perché altra volta,
31. 45 udendo le serene, sie più forte,

31. 46 pon giù il seme del piangere e ascolta:
31. 47 sì udirai come in contraria parte
31. 48 mover dovieti mia carne sepolta.

31. 49 Mai non t'appresentò natura o arte
31. 50 piacer, quanto le belle membra in ch'io
31. 51 rinchiusa fui, e che so' 'n terra sparte;

31. 52 e se 'l sommo piacer sì ti fallio
31. 53 per la mia morte, qual cosa mortale
31. 54 dovea poi trarre te nel suo disio?

31. 55 Ben ti dovevi, per lo primo strale
31. 56 de le cose fallaci, levar suso
31. 57 di retro a me che non era più tale.

31. 58 Non ti dovea gravar le penne in giuso,
31. 59 ad aspettar più colpo, o pargoletta
31. 60 o altra vanità con sì breve uso.

31. 61 Novo augelletto due o tre aspetta;
31. 62 ma dinanzi da li occhi d'i pennuti
31. 63 rete si spiega indarno o si saetta».

31. 64 Quali fanciulli, vergognando, muti
31. 65 con li occhi a terra stannosi, ascoltando
31. 66 e sé riconoscendo e ripentuti,

31. 67 tal mi stav'io; ed ella disse: «Quando
31. 68 per udir se' dolente, alza la barba,
31. 69 e prenderai più doglia riguardando».

31. 70 Con men di resistenza si dibarba
31. 71 robusto cerro, o vero al nostral vento
31. 72 o vero a quel de la terra di Iarba,

31. 73 ch'io non levai al suo comando il mento;
31. 74 e quando per la barba il viso chiese,
31. 75 ben conobbi il velen de l'argomento.

31. 76 E come la mia faccia si distese,
31. 77 posarsi quelle prime creature
31. 78 da loro aspersion l'occhio comprese;

31. 79 e le mie luci, ancor poco sicure,
31. 80 vider Beatrice volta in su la fiera
31. 81 ch'è sola una persona in due nature.

31. 82 Sotto 'l suo velo e oltre la rivera
31. 83 vincer pariemi più sé stessa antica,
31. 84 vincer che l'altre qui, quand'ella c'era.

31. 85 Di penter sì mi punse ivi l'ortica
31. 86 che di tutte altre cose qual mi torse
31. 87 più nel suo amor, più mi si fé nemica.

31. 88 Tanta riconoscenza il cor mi morse,
31. 89 ch'io caddi vinto; e quale allora femmi,
31. 90 salsi colei che la cagion mi porse.

31. 91 Poi, quando il cor virtù di fuor rendemmi,
31. 92 la donna ch'io avea trovata sola
31. 93 sopra me vidi, e dicea: «Tiemmi, tiemmi!».

31. 94 Tratto m'avea nel fiume infin la gola,
31. 95 e tirandosi me dietro sen giva
31. 96 sovresso l'acqua lieve come scola.

31. 97 Quando fui presso a la beata riva,
31. 98 "*Asperges me*" sì dolcemente udissi,
31. 99 che nol so rimembrar, non ch'io lo scriva.

31.100 La bella donna ne le braccia aprissi;
31.101 abbracciommi la testa e mi sommerse
31.102 ove convenne ch'io l'acqua inghiottissi.

31.103 Indi mi tolse, e bagnato m'offerse
31.104 dentro a la danza de le quattro belle;
31.105 e ciascuna del braccio mi coperse.

31.106 «Noi siam qui ninfe e nel ciel siamo stelle:
31.107 pria che Beatrice discendesse al mondo,
31.108 fummo ordinate a lei per sue ancelle.

31.109 Merrenti a li occhi suoi; ma nel giocondo
31.110 lume ch'è dentro aguzzeranno i tuoi
31.111 le tre di là, che miran più profondo».

31.112 Così cantando cominciaro; e poi
31.113 al petto del grifon seco menarmi,
31.114 ove Beatrice stava volta a noi.

31.115 Disser: «Fa che le viste non risparmi;
31.116 posto t'avem dinanzi a li smeraldi
31.117 ond'Amor già ti trasse le sue armi».

31.118 Mille disiri più che fiamma caldi
31.119 strinsermi li occhi a li occhi rilucenti,
31.120 che pur sopra 'l grifone stavan saldi.

31.121 Come in lo specchio il sol, non altrimenti
31.122 la doppia fiera dentro vi raggiava,
31.123 or con altri, or con altri reggimenti.

31.124 Pensa, lettor, s'io mi maravigliava,
31.125 quando vedea la cosa in sé star queta,
31.126 e ne l'idolo suo si trasmutava.

31.127 Mentre che piena di stupore e lieta
31.128 l'anima mia gustava di quel cibo
31.129 che, saziando di sé, di sé asseta,

31.130 sé dimostrando di più alto tribo
31.131 ne li atti, l'altre tre si fero avanti,
31.132 danzando al loro angelico caribo.

31.133 «Volgi, Beatrice, volgi li occhi santi»,
31.134 era la sua canzone, «al tuo fedele
31.135 che, per vederti, ha mossi passi tanti!

31.136 Per grazia fa noi grazia che disvele
31.137 a lui la bocca tua, sì che discerna
31.138 la seconda bellezza che tu cele».

31.139 O isplendor di viva luce etterna,
31.140 chi palido si fece sotto l'ombra
31.141 sì di Parnaso, o bevve in sua cisterna,

31.142 che non paresse aver la mente ingombra,
31.143 tentando a render te qual tu paresti
31.144 là dove armonizzando il ciel t'adombra,
31.145 quando ne l'aere aperto ti solvesti?
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