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 INFERNO CANTO 30

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MessaggioTitolo: INFERNO CANTO 30   Dom Feb 08, 2009 12:38 am

30. 1 Nel tempo che Iunone era crucciata
30. 2 per Semelè contra 'l sangue tebano,
30. 3 come mostrò una e altra fiata,

30. 4 Atamante divenne tanto insano,
30. 5 che veggendo la moglie con due figli
30. 6 andar carcata da ciascuna mano,

30. 7 gridò: «Tendiam le reti, sì ch'io pigli
30. 8 la leonessa e ' leoncini al varco»;
30. 9 e poi distese i dispietati artigli,

30. 10 prendendo l'un ch'avea nome Learco,
30. 11 e rotollo e percosselo ad un sasso;
30. 12 e quella s'annegò con l'altro carco.

30. 13 E quando la fortuna volse in basso
30. 14 l'altezza de' Troian che tutto ardiva,
30. 15 sì che 'nsieme col regno il re fu casso,

30. 16 Ecuba trista, misera e cattiva,
30. 17 poscia che vide Polissena morta,
30. 18 e del suo Polidoro in su la riva

30. 19 del mar si fu la dolorosa accorta,
30. 20 forsennata latrò sì come cane;
30. 21 tanto il dolor le fé la mente torta.

30. 22 Ma né di Tebe furie né troiane
30. 23 si vider mai in alcun tanto crude,
30. 24 non punger bestie, nonché membra umane,

30. 25 quant'io vidi in due ombre smorte e nude,
30. 26 che mordendo correvan di quel modo
30. 27 che 'l porco quando del porcil si schiude.

30. 28 L'una giunse a Capocchio, e in sul nodo
30. 29 del collo l'assannò, sì che, tirando,
30. 30 grattar li fece il ventre al fondo sodo.

30. 31 E l'Aretin che rimase, tremando
30. 32 mi disse: «Quel folletto è Gianni Schicchi,
30. 33 e va rabbioso altrui così conciando».

30. 34 «Oh!», diss'io lui, «se l'altro non ti ficchi
30. 35 li denti a dosso, non ti sia fatica
30. 36 a dir chi è, pria che di qui si spicchi».

30. 37 Ed elli a me: «Quell'è l'anima antica
30. 38 di Mirra scellerata, che divenne
30. 39 al padre fuor del dritto amore amica.

30. 40 Questa a peccar con esso così venne,
30. 41 falsificando sé in altrui forma,
30. 42 come l'altro che là sen va, sostenne,

30. 43 per guadagnar la donna de la torma,
30. 44 falsificare in sé Buoso Donati,
30. 45 testando e dando al testamento norma».

30. 46 E poi che i due rabbiosi fuor passati
30. 47 sovra cu' io avea l'occhio tenuto,
30. 48 rivolsilo a guardar li altri mal nati.

30. 49 Io vidi un, fatto a guisa di leuto,
30. 50 pur ch'elli avesse avuta l'anguinaia
30. 51 tronca da l'altro che l'uomo ha forcuto.

30. 52 La grave idropesì, che sì dispaia
30. 53 le membra con l'omor che mal converte,
30. 54 che 'l viso non risponde a la ventraia,

30. 55 facea lui tener le labbra aperte
30. 56 come l'etico fa, che per la sete
30. 57 l'un verso 'l mento e l'altro in sù rinverte.

30. 58 «O voi che sanz'alcuna pena siete,
30. 59 e non so io perché, nel mondo gramo»,
30. 60 diss'elli a noi, «guardate e attendete

30. 61 a la miseria del maestro Adamo:
30. 62 io ebbi vivo assai di quel ch'i' volli,
30. 63 e ora, lasso!, un gocciol d'acqua bramo.

30. 64 Li ruscelletti che d'i verdi colli
30. 65 del Casentin discendon giuso in Arno,
30. 66 faccendo i lor canali freddi e molli,

30. 67 sempre mi stanno innanzi, e non indarno,
30. 68 ché l'imagine lor vie più m'asciuga
30. 69 che 'l male ond'io nel volto mi discarno.

30. 70 La rigida giustizia che mi fruga
30. 71 tragge cagion del loco ov'io peccai
30. 72 a metter più li miei sospiri in fuga.

30. 73 Ivi è Romena, là dov'io falsai
30. 74 la lega suggellata del Batista;
30. 75 per ch'io il corpo sù arso lasciai.

30. 76 Ma s'io vedessi qui l'anima trista
30. 77 di Guido o d'Alessandro o di lor frate,
30. 78 per Fonte Branda non darei la vista.

30. 79 Dentro c'è l'una già, se l'arrabbiate
30. 80 ombre che vanno intorno dicon vero;
30. 81 ma che mi val, c'ho le membra legate?

30. 82 S'io fossi pur di tanto ancor leggero
30. 83 ch'i' potessi in cent'anni andare un'oncia,
30. 84 io sarei messo già per lo sentiero,

30. 85 cercando lui tra questa gente sconcia,
30. 86 con tutto ch'ella volge undici miglia,
30. 87 e men d'un mezzo di traverso non ci ha.

30. 88 Io son per lor tra sì fatta famiglia:
30. 89 e' m'indussero a batter li fiorini
30. 90 ch'avevan tre carati di mondiglia».

30. 91 E io a lui: «Chi son li due tapini
30. 92 che fumman come man bagnate 'l verno,
30. 93 giacendo stretti a' tuoi destri confini?».

30. 94 «Qui li trovai - e poi volta non dierno - »,
30. 95 rispuose, «quando piovvi in questo greppo,
30. 96 e non credo che dieno in sempiterno.

30. 97 L'una è la falsa ch'accusò Gioseppo;
30. 98 l'altr'è 'l falso Sinon greco di Troia:
30. 99 per febbre aguta gittan tanto leppo».

30.100 E l'un di lor, che si recò a noia
30.101 forse d'esser nomato sì oscuro,
30.102 col pugno li percosse l'epa croia.

30.103 Quella sonò come fosse un tamburo;
30.104 e mastro Adamo li percosse il volto
30.105 col braccio suo, che non parve men duro,

30.106 dicendo a lui: «Ancor che mi sia tolto
30.107 lo muover per le membra che son gravi,
30.108 ho io il braccio a tal mestiere sciolto».

30.109 Ond'ei rispuose: «Quando tu andavi
30.110 al fuoco, non l'avei tu così presto;
30.111 ma sì e più l'avei quando coniavi».

30.112 E l'idropico: «Tu di' ver di questo:
30.113 ma tu non fosti sì ver testimonio
30.114 là 've del ver fosti a Troia richesto».

30.115 «S'io dissi falso, e tu falsasti il conio»,
30.116 disse Sinon; «e son qui per un fallo,
30.117 e tu per più ch'alcun altro demonio!».

30.118 «Ricorditi, spergiuro, del cavallo»,
30.119 rispuose quel ch'avea infiata l'epa;
30.120 «e sieti reo che tutto il mondo sallo!».

30.121 «E te sia rea la sete onde ti crepa»,
30.122 disse 'l Greco, «la lingua, e l'acqua marcia
30.123 che 'l ventre innanzi a li occhi sì t'assiepa!».

30.124 Allora il monetier: «Così si squarcia
30.125 la bocca tua per tuo mal come suole;
30.126 ché s'i' ho sete e omor mi rinfarcia,

30.127 tu hai l'arsura e 'l capo che ti duole,
30.128 e per leccar lo specchio di Narcisso,
30.129 non vorresti a 'nvitar molte parole».

30.130 Ad ascoltarli er'io del tutto fisso,
30.131 quando 'l maestro mi disse: «Or pur mira,
30.132 che per poco che teco non mi risso!».

30.133 Quand'io 'l senti' a me parlar con ira,
30.134 volsimi verso lui con tal vergogna,
30.135 ch'ancor per la memoria mi si gira.

30.136 Qual è colui che suo dannaggio sogna,
30.137 che sognando desidera sognare,
30.138 sì che quel ch'è, come non fosse, agogna,

30.139 tal mi fec'io, non possendo parlare,
30.140 che disiava scusarmi, e scusava
30.141 me tuttavia, e nol mi credea fare.

30.142 «Maggior difetto men vergogna lava»,
30.143 disse 'l maestro, «che 'l tuo non è stato;
30.144 però d'ogne trestizia ti disgrava.

30.145 E fa ragion ch'io ti sia sempre allato,
30.146 se più avvien che fortuna t'accoglia
30.147 dove sien genti in simigliante piato:
30.148 ché voler ciò udire è bassa voglia».
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