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 PARADISO CANTO 31

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MessaggioTitolo: PARADISO CANTO 31   Dom Feb 08, 2009 1:22 am

31. 1 In forma dunque di candida rosa
31. 2 mi si mostrava la milizia santa
31. 3 che nel suo sangue Cristo fece sposa;

31. 4 ma l'altra, che volando vede e canta
31. 5 la gloria di colui che la 'nnamora
31. 6 e la bontà che la fece cotanta,

31. 7 sì come schiera d'ape, che s'infiora
31. 8 una fiata e una si ritorna
31. 9 là dove suo laboro s'insapora,

31. 10 nel gran fior discendeva che s'addorna
31. 11 di tante foglie, e quindi risaliva
31. 12 là dove 'l suo amor sempre soggiorna.

31. 13 Le facce tutte avean di fiamma viva,
31. 14 e l'ali d'oro, e l'altro tanto bianco,
31. 15 che nulla neve a quel termine arriva.

31. 16 Quando scendean nel fior, di banco in banco
31. 17 porgevan de la pace e de l'ardore
31. 18 ch'elli acquistavan ventilando il fianco.

31. 19 Né l'interporsi tra 'l disopra e 'l fiore
31. 20 di tanta moltitudine volante
31. 21 impediva la vista e lo splendore:

31. 22 ché la luce divina è penetrante
31. 23 per l'universo secondo ch'è degno,
31. 24 sì che nulla le puote essere ostante.

31. 25 Questo sicuro e gaudioso regno,
31. 26 frequente in gente antica e in novella,
31. 27 viso e amore avea tutto ad un segno.

31. 28 O trina luce, che 'n unica stella
31. 29 scintillando a lor vista, sì li appaga!
31. 30 guarda qua giuso a la nostra procella!

31. 31 Se i barbari, venendo da tal plaga
31. 32 che ciascun giorno d'Elice si cuopra,
31. 33 rotante col suo figlio ond'ella è vaga,

31. 34 veggendo Roma e l'ardua sua opra,
31. 35 stupefaciensi, quando Laterano
31. 36 a le cose mortali andò di sopra;

31. 37 io, che al divino da l'umano,
31. 38 a l'etterno dal tempo era venuto,
31. 39 e di Fiorenza in popol giusto e sano

31. 40 di che stupor dovea esser compiuto!
31. 41 Certo tra esso e 'l gaudio mi facea
31. 42 libito non udire e starmi muto.

31. 43 E quasi peregrin che si ricrea
31. 44 nel tempio del suo voto riguardando,
31. 45 e spera già ridir com'ello stea,

31. 46 su per la viva luce passeggiando,
31. 47 menava io li occhi per li gradi,
31. 48 mo sù, mo giù e mo recirculando.

31. 49 Vedea visi a carità suadi,
31. 50 d'altrui lume fregiati e di suo riso,
31. 51 e atti ornati di tutte onestadi.

31. 52 La forma general di paradiso
31. 53 già tutta mio sguardo avea compresa,
31. 54 in nulla parte ancor fermato fiso;

31. 55 e volgeami con voglia riaccesa
31. 56 per domandar la mia donna di cose
31. 57 di che la mente mia era sospesa.

31. 58 Uno intendea, e altro mi rispuose:
31. 59 credea veder Beatrice e vidi un sene
31. 60 vestito con le genti gloriose.

31. 61 Diffuso era per li occhi e per le gene
31. 62 di benigna letizia, in atto pio
31. 63 quale a tenero padre si convene.

31. 64 E «Ov'è ella?», sùbito diss'io.
31. 65 Ond'elli: «A terminar lo tuo disiro
31. 66 mosse Beatrice me del loco mio;

31. 67 e se riguardi sù nel terzo giro
31. 68 dal sommo grado, tu la rivedrai
31. 69 nel trono che suoi merti le sortiro».

31. 70 Sanza risponder, li occhi sù levai,
31. 71 e vidi lei che si facea corona
31. 72 reflettendo da sé li etterni rai.

31. 73 Da quella region che più sù tona
31. 74 occhio mortale alcun tanto non dista,
31. 75 qualunque in mare più giù s'abbandona,

31. 76 quanto lì da Beatrice la mia vista;
31. 77 ma nulla mi facea, ché sua effige
31. 78 non discendea a me per mezzo mista.

31. 79 «O donna in cui la mia speranza vige,
31. 80 e che soffristi per la mia salute
31. 81 in inferno lasciar le tue vestige,

31. 82 di tante cose quant'i' ho vedute,
31. 83 dal tuo podere e da la tua bontate
31. 84 riconosco la grazia e la virtute.

31. 85 Tu m'hai di servo tratto a libertate
31. 86 per tutte quelle vie, per tutt'i modi
31. 87 che di ciò fare avei la potestate.

31. 88 La tua magnificenza in me custodi,
31. 89 sì che l'anima mia, che fatt'hai sana,
31. 90 piacente a te dal corpo si disnodi».

31. 91 Così orai; e quella, sì lontana
31. 92 come parea, sorrise e riguardommi;
31. 93 poi si tornò a l'etterna fontana.

31. 94 E 'l santo sene: «Acciò che tu assommi
31. 95 perfettamente», disse, «il tuo cammino,
31. 96 a che priego e amor santo mandommi,

31. 97 vola con li occhi per questo giardino;
31. 98 ché veder lui t'acconcerà lo sguardo
31. 99 più al montar per lo raggio divino.

31.100 E la regina del cielo, ond'io ardo
31.101 tutto d'amor, ne farà ogne grazia,
31.102 però ch'i' sono il suo fedel Bernardo».

31.103 Qual è colui che forse di Croazia
31.104 viene a veder la Veronica nostra,
31.105 che per l'antica fame non sen sazia,

31.106 ma dice nel pensier, fin che si mostra:
31.107 `Segnor mio Iesù Cristo, Dio verace,
31.108 or fu sì fatta la sembianza vostra?';

31.109 tal era io mirando la vivace
31.110 carità di colui che 'n questo mondo,
31.111 contemplando, gustò di quella pace.

31.112 «Figliuol di grazia, quest'esser giocondo»,
31.113 cominciò elli, «non ti sarà noto,
31.114 tenendo li occhi pur qua giù al fondo;

31.115 ma guarda i cerchi infino al più remoto,
31.116 tanto che veggi seder la regina
31.117 cui questo regno è suddito e devoto».

31.118 Io levai li occhi; e come da mattina
31.119 la parte oriental de l'orizzonte
31.120 soverchia quella dove 'l sol declina,

31.121 così, quasi di valle andando a monte
31.122 con li occhi, vidi parte ne lo stremo
31.123 vincer di lume tutta l'altra fronte.

31.124 E come quivi ove s'aspetta il temo
31.125 che mal guidò Fetonte, più s'infiamma,
31.126 e quinci e quindi il lume si fa scemo,

31.127 così quella pacifica oriafiamma
31.128 nel mezzo s'avvivava, e d'ogne parte
31.129 per igual modo allentava la fiamma;

31.130 e a quel mezzo, con le penne sparte,
31.131 vid'io più di mille angeli festanti,
31.132 ciascun distinto di fulgore e d'arte.

31.133 Vidi a lor giochi quivi e a lor canti
31.134 ridere una bellezza, che letizia
31.135 era ne li occhi a tutti li altri santi;

31.136 e s'io avessi in dir tanta divizia
31.137 quanta ad imaginar, non ardirei
31.138 lo minimo tentar di sua delizia.

31.139 Bernardo, come vide li occhi miei
31.140 nel caldo suo caler fissi e attenti,
31.141 li suoi con tanto affetto volse a lei,
31.142 che ' miei di rimirar fé più ardenti.
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