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 PARADISO CANTO 22

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MessaggioTitolo: PARADISO CANTO 22   Dom Feb 08, 2009 1:27 am

22. 1 Oppresso di stupore, a la mia guida
22. 2 mi volsi, come parvol che ricorre
22. 3 sempre colà dove più si confida;

22. 4 e quella, come madre che soccorre
22. 5 sùbito al figlio palido e anelo
22. 6 con la sua voce, che 'l suol ben disporre,

22. 7 mi disse: «Non sai tu che tu se' in cielo?
22. 8 e non sai tu che 'l cielo è tutto santo,
22. 9 e ciò che ci si fa vien da buon zelo?

22. 10 Come t'avrebbe trasmutato il canto,
22. 11 e io ridendo, mo pensar lo puoi,
22. 12 poscia che 'l grido t'ha mosso cotanto;

22. 13 nel qual, se 'nteso avessi i prieghi suoi,
22. 14 già ti sarebbe nota la vendetta
22. 15 che tu vedrai innanzi che tu muoi.

22. 16 La spada di qua sù non taglia in fretta
22. 17 né tardo, ma' ch'al parer di colui
22. 18 che disiando o temendo l'aspetta.

22. 19 Ma rivolgiti omai inverso altrui;
22. 20 ch'assai illustri spiriti vedrai,
22. 21 se com'io dico l'aspetto redui».

22. 22 Come a lei piacque, li occhi ritornai,
22. 23 e vidi cento sperule che 'nsieme
22. 24 più s'abbellivan con mutui rai.

22. 25 Io stava come quei che 'n sé repreme
22. 26 la punta del disio, e non s'attenta
22. 27 di domandar, sì del troppo si teme;

22. 28 e la maggiore e la più luculenta
22. 29 di quelle margherite innanzi fessi,
22. 30 per far di sé la mia voglia contenta.

22. 31 Poi dentro a lei udi' : «Se tu vedessi
22. 32 com'io la carità che tra noi arde,
22. 33 li tuoi concetti sarebbero espressi.

22. 34 Ma perché tu, aspettando, non tarde
22. 35 a l'alto fine, io ti farò risposta
22. 36 pur al pensier, da che sì ti riguarde.

22. 37 Quel monte a cui Cassino è ne la costa
22. 38 fu frequentato già in su la cima
22. 39 da la gente ingannata e mal disposta;

22. 40 e quel son io che sù vi portai prima
22. 41 lo nome di colui che 'n terra addusse
22. 42 la verità che tanto ci soblima;

22. 43 e tanta grazia sopra me relusse,
22. 44 ch'io ritrassi le ville circunstanti
22. 45 da l'empio cólto che 'l mondo sedusse.

22. 46 Questi altri fuochi tutti contemplanti
22. 47 uomini fuoro, accesi di quel caldo
22. 48 che fa nascere i fiori e ' frutti santi.

22. 49 Qui è Maccario, qui è Romoaldo,
22. 50 qui son li frati miei che dentro ai chiostri
22. 51 fermar li piedi e tennero il cor saldo».

22. 52 E io a lui: «L'affetto che dimostri
22. 53 meco parlando, e la buona sembianza
22. 54 ch'io veggio e noto in tutti li ardor vostri,

22. 55 così m'ha dilatata mia fidanza,
22. 56 come 'l sol fa la rosa quando aperta
22. 57 tanto divien quant'ell'ha di possanza.

22. 58 Però ti priego, e tu, padre, m'accerta
22. 59 s'io posso prender tanta grazia, ch'io
22. 60 ti veggia con imagine scoverta».

22. 61 Ond'elli: «Frate, il tuo alto disio
22. 62 s'adempierà in su l'ultima spera,
22. 63 ove s'adempion tutti li altri e 'l mio.

22. 64 Ivi è perfetta, matura e intera
22. 65 ciascuna disianza; in quella sola
22. 66 è ogne parte là ove sempr'era,

22. 67 perché non è in loco e non s'impola;
22. 68 e nostra scala infino ad essa varca,
22. 69 onde così dal viso ti s'invola.

22. 70 Infin là sù la vide il patriarca
22. 71 Iacobbe porger la superna parte,
22. 72 quando li apparve d'angeli sì carca.

22. 73 Ma, per salirla, mo nessun diparte
22. 74 da terra i piedi, e la regola mia
22. 75 rimasa è per danno de le carte.

22. 76 Le mura che solieno esser badia
22. 77 fatte sono spelonche, e le cocolle
22. 78 sacca son piene di farina ria.

22. 79 Ma grave usura tanto non si tolle
22. 80 contra 'l piacer di Dio, quanto quel frutto
22. 81 che fa il cor de' monaci sì folle;

22. 82 ché quantunque la Chiesa guarda, tutto
22. 83 è de la gente che per Dio dimanda;
22. 84 non di parenti né d'altro più brutto.

22. 85 La carne d'i mortali è tanto blanda,
22. 86 che giù non basta buon cominciamento
22. 87 dal nascer de la quercia al far la ghianda.

22. 88 Pier cominciò sanz'oro e sanz'argento,
22. 89 e io con orazione e con digiuno,
22. 90 e Francesco umilmente il suo convento;

22. 91 e se guardi 'l principio di ciascuno,
22. 92 poscia riguardi là dov'è trascorso,
22. 93 tu vederai del bianco fatto bruno.

22. 94 Veramente Iordan vòlto retrorso
22. 95 più fu, e 'l mar fuggir, quando Dio volse,
22. 96 mirabile a veder che qui 'l soccorso».

22. 97 Così mi disse, e indi si raccolse
22. 98 al suo collegio, e 'l collegio si strinse;
22. 99 poi, come turbo, in sù tutto s'avvolse.

22.100 La dolce donna dietro a lor mi pinse
22.101 con un sol cenno su per quella scala,
22.102 sì sua virtù la mia natura vinse;

22.103 né mai qua giù dove si monta e cala
22.104 naturalmente, fu sì ratto moto
22.105 ch'agguagliar si potesse a la mia ala.

22.106 S'io torni mai, lettore, a quel divoto
22.107 triunfo per lo quale io piango spesso
22.108 le mie peccata e 'l petto mi percuoto,

22.109 tu non avresti in tanto tratto e messo
22.110 nel foco il dito, in quant'io vidi 'l segno
22.111 che segue il Tauro e fui dentro da esso.

22.112 O gloriose stelle, o lume pregno
22.113 di gran virtù, dal quale io riconosco
22.114 tutto, qual che si sia, il mio ingegno,

22.115 con voi nasceva e s'ascondeva vosco
22.116 quelli ch'è padre d'ogne mortal vita,
22.117 quand'io senti' di prima l'aere tosco;

22.118 e poi, quando mi fu grazia largita
22.119 d'entrar ne l'alta rota che vi gira,
22.120 la vostra region mi fu sortita.

22.121 A voi divotamente ora sospira
22.122 l'anima mia, per acquistar virtute
22.123 al passo forte che a sé la tira.

22.124 «Tu se' sì presso a l'ultima salute»,
22.125 cominciò Beatrice, «che tu dei
22.126 aver le luci tue chiare e acute;

22.127 e però, prima che tu più t'inlei,
22.128 rimira in giù, e vedi quanto mondo
22.129 sotto li piedi già esser ti fei;

22.130 sì che 'l tuo cor, quantunque può, giocondo
22.131 s'appresenti a la turba triunfante
22.132 che lieta vien per questo etera tondo».

22.133 Col viso ritornai per tutte quante
22.134 le sette spere, e vidi questo globo
22.135 tal, ch'io sorrisi del suo vil sembiante;

22.136 e quel consiglio per migliore approbo
22.137 che l'ha per meno; e chi ad altro pensa
22.138 chiamar si puote veramente probo.

22.139 Vidi la figlia di Latona incensa
22.140 sanza quell'ombra che mi fu cagione
22.141 per che già la credetti rara e densa.

22.142 L'aspetto del tuo nato, Iperione,
22.143 quivi sostenni, e vidi com'si move
22.144 circa e vicino a lui Maia e Dione.

22.145 Quindi m'apparve il temperar di Giove
22.146 tra 'l padre e 'l figlio: e quindi mi fu chiaro
22.147 il variar che fanno di lor dove;

22.148 e tutti e sette mi si dimostraro
22.149 quanto son grandi e quanto son veloci
22.150 e come sono in distante riparo.

22.151 L'aiuola che ci fa tanto feroci,
22.152 volgendom'io con li etterni Gemelli,
22.153 tutta m'apparve da' colli a le foci;
22.154 poscia rivolsi li occhi a li occhi belli.
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