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 PARADISO CANTO 17

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MessaggioTitolo: PARADISO CANTO 17   Dom Feb 08, 2009 1:30 am

17. 1 Qual venne a Climené, per accertarsi
17. 2 di ciò ch'avea incontro a sé udito,
17. 3 quei ch'ancor fa li padri ai figli scarsi;

17. 4 tal era io, e tal era sentito
17. 5 e da Beatrice e da la santa lampa
17. 6 che pria per me avea mutato sito.

17. 7 Per che mia donna «Manda fuor la vampa
17. 8 del tuo disio», mi disse, «sì ch'ella esca
17. 9 segnata bene de la interna stampa;

17. 10 non perché nostra conoscenza cresca
17. 11 per tuo parlare, ma perché t'ausi
17. 12 a dir la sete, sì che l'uom ti mesca».

17. 13 «O cara piota mia che sì t'insusi,
17. 14 che, come veggion le terrene menti
17. 15 non capere in triangol due ottusi,

17. 16 così vedi le cose contingenti
17. 17 anzi che sieno in sé, mirando il punto
17. 18 a cui tutti li tempi son presenti;

17. 19 mentre ch'io era a Virgilio congiunto
17. 20 su per lo monte che l'anime cura
17. 21 e discendendo nel mondo defunto,

17. 22 dette mi fuor di mia vita futura
17. 23 parole gravi, avvegna ch'io mi senta
17. 24 ben tetragono ai colpi di ventura;

17. 25 per che la voglia mia saria contenta
17. 26 d'intender qual fortuna mi s'appressa;
17. 27 ché saetta previsa vien più lenta».

17. 28 Così diss'io a quella luce stessa
17. 29 che pria m'avea parlato; e come volle
17. 30 Beatrice, fu la mia voglia confessa.

17. 31 Né per ambage, in che la gente folle
17. 32 già s'inviscava pria che fosse anciso
17. 33 l'Agnel di Dio che le peccata tolle,

17. 34 ma per chiare parole e con preciso
17. 35 latin rispuose quello amor paterno,
17. 36 chiuso e parvente del suo proprio riso:

17. 37 «La contingenza, che fuor del quaderno
17. 38 de la vostra matera non si stende,
17. 39 tutta è dipinta nel cospetto etterno:

17. 40 necessità però quindi non prende
17. 41 se non come dal viso in che si specchia
17. 42 nave che per torrente giù discende.

17. 43 Da indi, sì come viene ad orecchia
17. 44 dolce armonia da organo, mi viene
17. 45 a vista il tempo che ti s'apparecchia.

17. 46 Qual si partio Ipolito d'Atene
17. 47 per la spietata e perfida noverca,
17. 48 tal di Fiorenza partir ti convene.

17. 49 Questo si vuole e questo già si cerca,
17. 50 e tosto verrà fatto a chi ciò pensa
17. 51 là dove Cristo tutto dì si merca.

17. 52 La colpa seguirà la parte offensa
17. 53 in grido, come suol; ma la vendetta
17. 54 fia testimonio al ver che la dispensa.

17. 55 Tu lascerai ogne cosa diletta
17. 56 più caramente; e questo è quello strale
17. 57 che l'arco de lo essilio pria saetta.

17. 58 Tu proverai sì come sa di sale
17. 59 lo pane altrui, e come è duro calle
17. 60 lo scendere e 'l salir per l'altrui scale.

17. 61 E quel che più ti graverà le spalle,
17. 62 sarà la compagnia malvagia e scempia
17. 63 con la qual tu cadrai in questa valle;

17. 64 che tutta ingrata, tutta matta ed empia
17. 65 si farà contr'a te; ma, poco appresso,
17. 66 ella, non tu, n'avrà rossa la tempia.

17. 67 Di sua bestialitate il suo processo
17. 68 farà la prova; sì ch'a te fia bello
17. 69 averti fatta parte per te stesso.

17. 70 Lo primo tuo refugio e 'l primo ostello
17. 71 sarà la cortesia del gran Lombardo
17. 72 che 'n su la scala porta il santo uccello;

17. 73 ch'in te avrà sì benigno riguardo,
17. 74 che del fare e del chieder, tra voi due,
17. 75 fia primo quel che tra li altri è più tardo.

17. 76 Con lui vedrai colui che 'mpresso fue,
17. 77 nascendo, sì da questa stella forte,
17. 78 che notabili fier l'opere sue.

17. 79 Non se ne son le genti ancora accorte
17. 80 per la novella età, ché pur nove anni
17. 81 son queste rote intorno di lui torte;

17. 82 ma pria che 'l Guasco l'alto Arrigo inganni,
17. 83 parran faville de la sua virtute
17. 84 in non curar d'argento né d'affanni.

17. 85 Le sue magnificenze conosciute
17. 86 saranno ancora, sì che ' suoi nemici
17. 87 non ne potran tener le lingue mute.

17. 88 A lui t'aspetta e a' suoi benefici;
17. 89 per lui fia trasmutata molta gente,
17. 90 cambiando condizion ricchi e mendici;

17. 91 e portera'ne scritto ne la mente
17. 92 di lui, e nol dirai»; e disse cose
17. 93 incredibili a quei che fier presente.

17. 94 Poi giunse: «Figlio, queste son le chiose
17. 95 di quel che ti fu detto; ecco le 'nsidie
17. 96 che dietro a pochi giri son nascose.

17. 97 Non vo' però ch'a' tuoi vicini invidie,
17. 98 poscia che s'infutura la tua vita
17. 99 vie più là che 'l punir di lor perfidie».

17.100 Poi che, tacendo, si mostrò spedita
17.101 l'anima santa di metter la trama
17.102 in quella tela ch'io le porsi ordita,

17.103 io cominciai, come colui che brama,
17.104 dubitando, consiglio da persona
17.105 che vede e vuol dirittamente e ama:

17.106 «Ben veggio, padre mio, sì come sprona
17.107 lo tempo verso me, per colpo darmi
17.108 tal, ch'è più grave a chi più s'abbandona;

17.109 per che di provedenza è buon ch'io m'armi,
17.110 sì che, se loco m'è tolto più caro,
17.111 io non perdessi li altri per miei carmi.

17.112 Giù per lo mondo sanza fine amaro,
17.113 e per lo monte del cui bel cacume
17.114 li occhi de la mia donna mi levaro,

17.115 e poscia per lo ciel, di lume in lume,
17.116 ho io appreso quel che s'io ridico,
17.117 a molti fia sapor di forte agrume;

17.118 e s'io al vero son timido amico,
17.119 temo di perder viver tra coloro
17.120 che questo tempo chiameranno antico».

17.121 La luce in che rideva il mio tesoro
17.122 ch'io trovai lì, si fé prima corusca,
17.123 quale a raggio di sole specchio d'oro;

17.124 indi rispuose: «Coscienza fusca
17.125 o de la propria o de l'altrui vergogna
17.126 pur sentirà la tua parola brusca.

17.127 Ma nondimen, rimossa ogne menzogna,
17.128 tutta tua vision fa manifesta;
17.129 e lascia pur grattar dov'è la rogna.

17.130 Ché se la voce tua sarà molesta
17.131 nel primo gusto, vital nodrimento
17.132 lascerà poi, quando sarà digesta.

17.133 Questo tuo grido farà come vento,
17.134 che le più alte cime più percuote;
17.135 e ciò non fa d'onor poco argomento.

17.136 Però ti son mostrate in queste rote,
17.137 nel monte e ne la valle dolorosa
17.138 pur l'anime che son di fama note,

17.139 che l'animo di quel ch'ode, non posa
17.140 né ferma fede per essempro ch'aia
17.141 la sua radice incognita e ascosa,
17.142 né per altro argomento che non paia».
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