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 PARADISO CANTO 14

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MessaggioTitolo: PARADISO CANTO 14   Dom Feb 08, 2009 1:32 am

14. 1 Dal centro al cerchio, e sì dal cerchio al centro
14. 2 movesi l'acqua in un ritondo vaso,
14. 3 secondo ch'è percosso fuori o dentro:

14. 4 ne la mia mente fé sùbito caso
14. 5 questo ch'io dico, sì come si tacque
14. 6 la gloriosa vita di Tommaso,

14. 7 per la similitudine che nacque
14. 8 del suo parlare e di quel di Beatrice,
14. 9 a cui sì cominciar, dopo lui, piacque:

14. 10 «A costui fa mestieri, e nol vi dice
14. 11 né con la voce né pensando ancora,
14. 12 d'un altro vero andare a la radice.

14. 13 Diteli se la luce onde s'infiora
14. 14 vostra sustanza, rimarrà con voi
14. 15 etternalmente sì com'ell'è ora;

14. 16 e se rimane, dite come, poi
14. 17 che sarete visibili rifatti,
14. 18 esser porà ch'al veder non vi nòi».

14. 19 Come, da più letizia pinti e tratti,
14. 20 a la fiata quei che vanno a rota
14. 21 levan la voce e rallegrano li atti,

14. 22 così, a l'orazion pronta e divota,
14. 23 li santi cerchi mostrar nova gioia
14. 24 nel torneare e ne la mira nota.

14. 25 Qual si lamenta perché qui si moia
14. 26 per viver colà sù, non vide quive
14. 27 lo refrigerio de l'etterna ploia.

14. 28 Quell'uno e due e tre che sempre vive
14. 29 e regna sempre in tre e 'n due e 'n uno,
14. 30 non circunscritto, e tutto circunscrive,

14. 31 tre volte era cantato da ciascuno
14. 32 di quelli spirti con tal melodia,
14. 33 ch'ad ogne merto saria giusto muno.

14. 34 E io udi' ne la luce più dia
14. 35 del minor cerchio una voce modesta,
14. 36 forse qual fu da l'angelo a Maria,

14. 37 risponder: «Quanto fia lunga la festa
14. 38 di paradiso, tanto il nostro amore
14. 39 si raggerà dintorno cotal vesta.

14. 40 La sua chiarezza séguita l'ardore;
14. 41 l'ardor la visione, e quella è tanta,
14. 42 quant'ha di grazia sovra suo valore.

14. 43 Come la carne gloriosa e santa
14. 44 fia rivestita, la nostra persona
14. 45 più grata fia per esser tutta quanta;

14. 46 per che s'accrescerà ciò che ne dona
14. 47 di gratuito lume il sommo bene,
14. 48 lume ch'a lui veder ne condiziona;

14. 49 onde la vision crescer convene,
14. 50 crescer l'ardor che di quella s'accende,
14. 51 crescer lo raggio che da esso vene.

14. 52 Ma sì come carbon che fiamma rende,
14. 53 e per vivo candor quella soverchia,
14. 54 sì che la sua parvenza si difende;

14. 55 così questo folgór che già ne cerchia
14. 56 fia vinto in apparenza da la carne
14. 57 che tutto dì la terra ricoperchia;

14. 58 né potrà tanta luce affaticarne:
14. 59 ché li organi del corpo saran forti
14. 60 a tutto ciò che potrà dilettarne».

14. 61 Tanto mi parver sùbiti e accorti
14. 62 e l'uno e l'altro coro a dicer «Amme!»,
14. 63 che ben mostrar disio d'i corpi morti:

14. 64 forse non pur per lor, ma per le mamme,
14. 65 per li padri e per li altri che fuor cari
14. 66 anzi che fosser sempiterne fiamme.

14. 67 Ed ecco intorno, di chiarezza pari,
14. 68 nascere un lustro sopra quel che v'era,
14. 69 per guisa d'orizzonte che rischiari.

14. 70 E sì come al salir di prima sera
14. 71 comincian per lo ciel nove parvenze,
14. 72 sì che la vista pare e non par vera,

14. 73 parvemi lì novelle sussistenze
14. 74 cominciare a vedere, e fare un giro
14. 75 di fuor da l'altre due circunferenze.

14. 76 Oh vero sfavillar del Santo Spiro!
14. 77 come si fece sùbito e candente
14. 78 a li occhi miei che, vinti, nol soffriro!

14. 79 Ma Beatrice sì bella e ridente
14. 80 mi si mostrò, che tra quelle vedute
14. 81 si vuol lasciar che non seguir la mente.

14. 82 Quindi ripreser li occhi miei virtute
14. 83 a rilevarsi; e vidimi translato
14. 84 sol con mia donna in più alta salute.

14. 85 Ben m'accors'io ch'io era più levato,
14. 86 per v riso de la stella,
14. 87 che mi parea più roggio che l'usato.

14. 88 Con tutto 'l core e con quella favella
14. 89 ch'è una in tutti, a Dio feci olocausto,
14. 90 qual conveniesi a la grazia novella.

14. 91 E non er'anco del mio petto essausto
14. 92 l'ardor del sacrificio, ch'io conobbi
14. 93 esso litare stato accetto e fausto;

14. 94 ché con tanto lucore e tanto robbi
14. 95 m'apparvero splendor dentro a due raggi,
14. 96 ch'io dissi: «O Eliòs che sì li addobbi!».

14. 97 Come distinta da minori e maggi
14. 98 lumi biancheggia tra ' poli del mondo
14. 99 Galassia sì, che fa dubbiar ben saggi;

14.100 sì costellati facean nel profondo
14.101 Marte quei raggi il venerabil segno
14.102 che fan giunture di quadranti in tondo.

14.103 Qui vince la memoria mia lo 'ngegno;
14.104 ché quella croce lampeggiava Cristo,
14.105 sì ch'io non so trovare essempro degno;

14.106 ma chi prende sua croce e segue Cristo,
14.107 ancor mi scuserà di quel ch'io lasso,
14.108 vedendo in quell'albor balenar Cristo.

14.109 Di corno in corno e tra la cima e 'l basso
14.110 si movien lumi, scintillando forte
14.111 nel congiugnersi insieme e nel trapasso:

14.112 così si veggion qui diritte e torte,
14.113 veloci e tarde, rinovando vista,
14.114 le minuzie de' corpi, lunghe e corte,

14.115 moversi per lo raggio onde si lista
14.116 talvolta l'ombra che, per sua difesa,
14.117 la gente con ingegno e arte acquista.

14.118 E come giga e arpa, in tempra tesa
14.119 di molte corde, fa dolce tintinno
14.120 a tal da cui la nota non è intesa,

14.121 così da' lumi che lì m'apparinno
14.122 s'accogliea per la croce una melode
14.123 che mi rapiva, sanza intender l'inno.

14.124 Ben m'accors'io ch'elli era d'alte lode,
14.125 però ch'a me venìa «Resurgi» e «Vinci»
14.126 come a colui che non intende e ode.

14.127 Io m'innamorava tanto quinci,
14.128 che 'nfino a lì non fu alcuna cosa
14.129 che mi legasse con sì dolci vinci.

14.130 Forse la mia parola par troppo osa,
14.131 posponendo il piacer de li occhi belli,
14.132 ne' quai mirando mio disio ha posa;

14.133 ma chi s'avvede che i vivi suggelli
14.134 d'ogne bellezza più fanno più suso,
14.135 e ch'io non m'era lì rivolto a quelli,

14.136 escusar puommi di quel ch'io m'accuso
14.137 per escusarmi, e vedermi dir vero:
14.138 ché 'l piacer santo non è qui dischiuso,
14.139 perché si fa, montando, più sincero.
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