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 INFERNO CANTO 12

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MessaggioTitolo: INFERNO CANTO 12   Dom Feb 08, 2009 12:49 am

12. 1 Era lo loco ov'a scender la riva
12. 2 venimmo, alpestro e, per quel che v'er'anco,
12. 3 tal, ch'ogne vista ne sarebbe schiva.

12. 4 Qual è quella ruina che nel fianco
12. 5 di qua da Trento l'Adice percosse,
12. 6 o per tremoto o per sostegno manco,

12. 7 che da cima del monte, onde si mosse,
12. 8 al piano è sì la roccia discoscesa,
12. 9 ch'alcuna via darebbe a chi sù fosse:

12. 10 cotal di quel burrato era la scesa;
12. 11 e 'n su la punta de la rotta lacca
12. 12 l'infamia di Creti era distesa

12. 13 che fu concetta ne la falsa vacca;
12. 14 e quando vide noi, sé stesso morse,
12. 15 sì come quei cui l'ira dentro fiacca.

12. 16 Lo savio mio inver' lui gridò: «Forse
12. 17 tu credi che qui sia 'l duca d'Atene,
12. 18 che sù nel mondo la morte ti porse?

12. 19 Pàrtiti, bestia: ché questi non vene
12. 20 ammaestrato da la tua sorella,
12. 21 ma vassi per veder le vostre pene».

12. 22 Qual è quel toro che si slaccia in quella
12. 23 c'ha ricevuto già 'l colpo mortale,
12. 24 che gir non sa, ma qua e là saltella,

12. 25 vid'io lo Minotauro far cotale;
12. 26 e quello accorto gridò: «Corri al varco:
12. 27 mentre ch'e' 'nfuria, è buon che tu ti cale».

12. 28 Così prendemmo via giù per lo scarco
12. 29 di quelle pietre, che spesso moviensi
12. 30 sotto i miei piedi per lo novo carco.

12. 31 Io gia pensando; e quei disse: «Tu pensi
12. 32 forse a questa ruina ch'è guardata
12. 33 da quell'ira bestial ch'i' ora spensi.

12. 34 Or vo' che sappi che l'altra fiata
12. 35 ch'i' discesi qua giù nel basso inferno,
12. 36 questa roccia non era ancor cascata.

12. 37 Ma certo poco pria, se ben discerno,
12. 38 che venisse colui che la gran preda
12. 39 levò a Dite del cerchio superno,

12. 40 da tutte parti l'alta valle feda
12. 41 tremò sì, ch'i' pensai che l'universo
12. 42 sentisse amor, per lo qual è chi creda

12. 43 più volte il mondo in caòsso converso;
12. 44 e in quel punto questa vecchia roccia
12. 45 qui e altrove, tal fece riverso.

12. 46 Ma ficca li occhi a valle, ché s'approccia
12. 47 la riviera del sangue in la qual bolle
12. 48 qual che per violenza in altrui noccia».

12. 49 Oh cieca cupidigia e ira folle,
12. 50 che sì ci sproni ne la vita corta,
12. 51 e ne l'etterna poi sì mal c'immolle!

12. 52 Io vidi un'ampia fossa in arco torta,
12. 53 come quella che tutto 'l piano abbraccia,
12. 54 secondo ch'avea detto la mia scorta;

12. 55 e tra 'l piè de la ripa ed essa, in traccia
12. 56 corrien centauri, armati di saette,
12. 57 come solien nel mondo andare a caccia.

12. 58 Veggendoci calar, ciascun ristette,
12. 59 e de la schiera tre si dipartiro
12. 60 con archi e asticciuole prima elette;

12. 61 e l'un gridò da lungi: «A qual martiro
12. 62 venite voi che scendete la costa?
12. 63 Ditel costinci; se non, l'arco tiro».

12. 64 Lo mio maestro disse: «La risposta
12. 65 farem noi a Chirón costà di presso:
12. 66 mal fu la voglia tua sempre sì tosta».

12. 67 Poi mi tentò, e disse: «Quelli è Nesso,
12. 68 che morì per la bella Deianira
12. 69 e fé di sé la vendetta elli stesso.

12. 70 E quel di mezzo, ch'al petto si mira,
12. 71 è il gran Chirón, il qual nodrì Achille;
12. 72 quell'altro è Folo, che fu sì pien d'ira.

12. 73 Dintorno al fosso vanno a mille a mille,
12. 74 saettando qual anima si svelle
12. 75 del sangue più che sua colpa sortille».

12. 76 Noi ci appressammo a quelle fiere isnelle:
12. 77 Chirón prese uno strale, e con la cocca
12. 78 fece la barba in dietro a le mascelle.

12. 79 Quando s'ebbe scoperta la gran bocca,
12. 80 disse a' compagni: «Siete voi accorti
12. 81 che quel di retro move ciò ch'el tocca?

12. 82 Così non soglion far li piè d'i morti».
12. 83 E 'l mio buon duca, che già li er'al petto,
12. 84 dove le due nature son consorti,

12. 85 rispuose: «Ben è vivo, e sì soletto
12. 86 mostrar li mi convien la valle buia;
12. 87 necessità 'l ci 'nduce, e non diletto.

12. 88 Tal si partì da cantare alleluia
12. 89 che mi commise quest'officio novo:
12. 90 non è ladron, né io anima fuia.

12. 91 Ma per quella virtù per cu' io movo
12. 92 li passi miei per sì selvaggia strada,
12. 93 danne un de' tuoi, a cui noi siamo a provo,

12. 94 e che ne mostri là dove si guada
12. 95 e che porti costui in su la groppa,
12. 96 ché non è spirto che per l'aere vada».

12. 97 Chirón si volse in su la destra poppa,
12. 98 e disse a Nesso: «Torna, e sì li guida,
12. 99 e fa cansar s'altra schiera v'intoppa».

12.100 Or ci movemmo con la scorta fida
12.101 lungo la proda del bollor vermiglio,
12.102 dove i bolliti facieno alte strida.

12.103 Io vidi gente sotto infino al ciglio;
12.104 e 'l gran centauro disse: «E' son tiranni
12.105 che dier nel sangue e ne l'aver di piglio.

12.106 Quivi si piangon li spietati danni;
12.107 quivi è Alessandro, e Dionisio fero,
12.108 che fé Cicilia aver dolorosi anni.

12.109 E quella fronte c'ha 'l pel così nero,
12.110 è Azzolino; e quell'altro ch'è biondo,
12.111 è Opizzo da Esti, il qual per vero

12.112 fu spento dal figliastro sù nel mondo».
12.113 Allor mi volsi al poeta, e quei disse:
12.114 «Questi ti sia or primo, e io secondo».

12.115 Poco più oltre il centauro s'affisse
12.116 sovr'una gente che 'nfino a la gola
12.117 parea che di quel bulicame uscisse.

12.118 Mostrocci un'ombra da l'un canto sola,
12.119 dicendo: «Colui fesse in grembo a Dio
12.120 lo cor che 'n su Tamisi ancor si cola».

12.121 Poi vidi gente che di fuor del rio
12.122 tenean la testa e ancor tutto 'l casso;
12.123 e di costoro assai riconobb'io.

12.124 Così a più a più si facea basso
12.125 quel sangue, sì che cocea pur li piedi;
12.126 e quindi fu del fosso il nostro passo.

12.127 «Sì come tu da questa parte vedi
12.128 lo bulicame che sempre si scema»,
12.129 disse 'l centauro, «voglio che tu credi

12.130 che da quest'altra a più a più giù prema
12.131 lo fondo suo, infin ch'el si raggiunge
12.132 ove la tirannia convien che gema.

12.133 La divina giustizia di qua punge
12.134 quell'Attila che fu flagello in terra
12.135 e Pirro e Sesto; e in etterno munge

12.136 le lagrime, che col bollor diserra,
12.137 a Rinier da Corneto, a Rinier Pazzo,
12.138 che fecero a le strade tanta guerra».
12.139 Poi si rivolse, e ripassossi 'l guazzo.
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